Parma, 9 maggio 2019 – Partendo dalle lettiere dei pollai è possibile ottenere un materiale poroso e conduttivo per produrre supercondensatori biocompatibili ad alte prestazioni. È l’esito di uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Parma, insieme a colleghi di altri atenei e istituti di ricerca, e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Microporous and mesoporous materials”. Lo studio si inquadra molto bene all'interno della missione di sostenibilità condotta in questi anni dall’Università di Parma, poiché propone l'utilizzo di carbone vegetale di scarto delle biomasse (chiamato anche biochar), derivato in questo caso da rifiuti organici avicoli, per la produzione di accumulatori di energia innovativi, biocompatibili e sostenibili.

Primo firmatario della ricerca è Daniele Pontiroli, docente del Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Informatiche dell’Università di Parma e coordinatore con Mauro Riccò del Laboratorio di Nanostrutture di Carbonio. Insieme a lui lo studio ha coinvolto altri ricercatori dell’Ateneo: Silvio Scaravonati, Giacomo Magnani, Laura Fornasini, Danilo Bersani e lo stesso Mauro Riccò del Laboratorio di Nanostrutture di Carbonio, Luciana Mantovani e Alessio Malcevschi del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale.

La ricerca prova che dal biochar derivato dalla pirolisi dei rifiuti di pollame si può ottenere un composto poroso, che ha dimostrato di comportarsi come un eccellente materiale per elettrodi per supercondensatori ad alte prestazioni, raggiungendo un'elevata capacità e potenza specifica.

La disponibilità, la biocompatibilità e l'economicità dei materiali di partenza, oltre al basso impatto ambientale prodotto, suggeriscono possibili applicazioni su larga scala: ad esempio nel campo dei trasporti (veicoli elettrici), o nelle reti per la distribuzione di energia da fonti rinnovabili, o ancora nel campo della bio-medicina.

 

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